A papà

Cercando chi sono, mi sento totalmente persa senza di te.

Mi hai sempre consigliata e protetta, e forse mi sono anche un po’ adagiata, cercando sempre il tuo conforto e non trattenendomi sapendo che eri sempre là a consolarmi. Spero però di essere più forte rispetto a quello che potevi pensare, quando guardandomi mi dicevi: non fare così sono altre le preoccupazioni della vita. Non sopportavi vedermi piangere.

Le mie fragilità, i pianti, le delusioni le ansie non sono di certo sparite ma sono cambiate, si sono rivalutate da quando non ci sei più, ora nulla sembra essere così nero. Non mi fa più male alla pancia, il male lo sento alla gola, è lì che si ferma la tristezza.

Potevo sempre contare su di te, non c’era crisi che non terminasse con un tuo consiglio e una tua perla. Avevi le idee ben precise, una tua idea di mondo, alcuni principi che forgiati dalle esperienze di una vita gettavano un ponte tra passato e futuro. Non era questione di crederci o meno, non eri fatalista, ma cercavi di insegnare ad esserlo in certe situazioni, perché la vita avevi scoperto non faceva sconti ma nemmeno faceva accadere le cose per far del male, accadevano accadono e accadranno e basta.

“Non domandiamoci il perché ma come.” avevi detto quando scoprimmo la tua malattia.

Mi insegnavi ad essere fatalista per non prendermela troppo per le delusioni della vita, per gli esami che non andavano, erano quelli i problemi che mi assillavano…e mi dicevi che un giorno quegli stessi problemi mi avrebbero fatto sorridere, avevi ragione.

Mi insegnavi inoltre ad essere fatalista perché non mi tarpassi le ali da sola, spronandomi a vivere le mie passioni, una sorte di carpe diem legata al fatto che andrà lo stesso come deve andare. In fondo nulla è perduto, tutto rimediabile e da una sconfitta ci si può sempre rimettere in piedi, l’importante è esserci…come il pilota della moto gp che parte dall’ultima fila ed è l’ultimo in classifica, ma come dicevi: “Potessi esserci io al suo posto…sapessi io correre come quelli lì”.

Eri il mio modello e il mio eroe, il mio eroe quando ti sei ribellato alle ingiustizie di un sistema, dopo aver scaraventato a terra la cattedra, hai inforcato la porta senza più guardarti indietro. Mi sono sentita altrettanto forte quando ho saputo essere ferma nei miei principi, quando mi rifiutai di fare un compito e una interrogazione ma sopratutto quando riuscii a far tacere un professore per gli insulti che mi stava dicendo, convincendolo del contrario. Da all’ora cerco di non scendere a compromessi e a non accontentarmi mai, senza dover dire grazie a nessuno.Eri forte, ti chiamavano Zaki.

“Un passo alla volta e sempre avanti, rallenta quando non ce la fai e accelera quando il fiato te lo permette.” Ora però mi sento senza fiato e mi sono fermata, questo è il problema, per questo sto cercando chi sono e mi sento persa totalmente senza di te.

“Ciao Amore” sono state le ultime tue parole, poi ti sei addormentato e ti ho parlato delle tue montagne, dei giri che facevi con tuo papà e tuo fratello, di come amassi i Piani Eterni  e dopo poterci chiamare ed esclamare:

“Indovina dove sono! Sono in cima al Mondo!”
dopo ti ho dato un bacio e ti ho detto:

“TI VOGLIO BENE PAPA’”.

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