La Vienna di Hundertwasser

Imperiale, austera e regolare. Passeggiando per  l’Hofburg o davanti al castello di Schönbrunn sono queste le parole che meglio desrivono lo stile archittettonico di Vienna. Un susseguirsi di grandi palazzoni curati  e dagli schemi ripetitivi, dove l’ideale di bellezza sembra risiedere nella pulizia e nell’ordine dato.  Tutto sommato era questa l’immagine che un grande impero come quello Austo-ungarico doveva  trasmettere: un immagine di ordine e disciplina.

Esiste però un posto nel  cuore  di Vienna dove  le linee si trasformano, i pavimenti si inarcano e le case si colorano. Pilastri colorati delle più svariate forme sorreggono case dalle cui finestre spuntano alberi. La via stessa cambia forma, prende vita  e si fa spazio con piccole collinette  che non guardano dove vanno, una finisce perfino nella  fontana di fronte alla casa. Una cabina telefonica londinese, un birillo o una pedina di non t’arrabbiare alta 50 cm….sono solo alcune delle cose in cui ti puoi imbattere camminado, scalando e inciampando in questa via.

Non stiamo sognando e nemmeno raccontando l’ambientazione di un libro del dottor Seuss. Questo posto esiste davvero nel quartiere di Landstraße ad est di Vienna ed è nato dall’incredibile mente dell’architetto  Friedensreich Hundertwasser, il quale sosteneva:

“La linea retta è senza Dio”

e questo basta per capire tutto o quasi di lui.

I principi chiave del suo pensiero sono stati raccolti da lui stesso in vari manifesti, ovviamente anche questi ricalcano la sua fantastica personalità. Qui a seguito riporterò alcune frasi che mi hanno colpito e che credo siano significative per cercare di entrare nella sua mente, per  riuscire a leggere meglio  le sue opere:

Bisogna rendere alla Natura i territori che l’uomo ha occupato illegalmente.

La  linea che traccio con i miei piedi per andare al museo è più importante delle linee che sono esposte.

10 alberi crescono fuori dalle finestre […] 1 gli alberi inquilini producono l’ossigeno […] 7 il ritorno degli uccelli e delle farfalle…

Il suolo piano è un’invenzione degli architetti. Conviene alle macchine, non all’uomo. L’architettura deve elevare l’uomo non soggiogarlo […] Amiamo andare avanti e indietro su di un suolo irregolare per rilassarci e ritrovare il nostro equilibrio.

Sicuramente in Hundertwasser riconosciamo alcuni elementi fondamenali e alcune tecniche  già incontrate nel viaggio precedente fatto a casa Batlò. L’amore per la natura, la tecnica del mosaico i colori e le linee curve ne sono un esempio, chissà se Hundertwasser e Gaudì si incontrarono mai a bere un caffè insieme e a parlare d’architettura?

Che dire… abbiamo trovato un palleativo momentaneo  alla sindrome Gaudì, che tanto ci preoccupava nella nostra lotta al drago.

 

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