Nella pancia del Drago

La natura crea delle strutture meravigliose, inconsciamente applica le leggi della fisica per sfruttare a pieno l’energia e creare così degli equilibri perfetti.
Questo concetto mi è arrivato un giorno mentre camminavo tranquilla tra le sale del Zentrum Paul klee di Berna, che in quel periodo proponeva un percorso del rapporto tra Klee e la Natura.

“L’arte non deve riprodurre il visibile, ma renderlo visibile”
(klee)

Osservare un’opera di Klee è come apprendere l’essenza pura della Natura.
Privata degli orpelli e dei “suoi vestiti”, l’autore conduce un lavoro di introspezione e arriva quasi alla schematizzazione “estrema” di essa, come vediamo nel quadro intitolato Parco.

 

park-bei-lu-1938(1).jpg!Blog

Del mondo Klee osserva le forme e i colori nel mentre noi impariamo un nuovo alfabeto, un nuovo modo di comunicare la Natura e iniziamo a leggere in maniera diversa, all’interno di essa.

Forti di questa nuova consapevolezza come una moderna San Giorgio sono pronta ad affrontare il temibile Drago. Impugnato il biglietti aereo e la guida turistica, superando le Alpi con il mio fido scudiero giungiamo a Barcellona dove si narra che strane creature vivono al civico 43 del Passeig de Gràcia da più di cent’anni.
Superando prima la trappola disorientante della Disegual che sorge davanti all’uscita del metrò, (ogni riferimento a fatti successi o persone è puramente casuale), siamo finalmente giunti a destinazione e siamo pronti ad entrare.
Varcare quella soglia è come entrare nella pancia di un drago, salirne le scale è come arrampicarsi per le sue vertebre e giungere sul tetto è accarezzare le squame della sua pelle.

Si entra di nuovo nel mondo della morfologia naturale, che non copia, ma trasfigura e integra in fattore architettonico o strutturale-ornamentale.
L’uomo stesso ha imparato a ispirarsi alla Natura per costruire strutture e creare capolavori.

Si rimane colpiti da quelle forme e da quei colori, rapiti dal grande drago; non c’è più nulla da fare siamo anche noi caduti nella sindrome Gaudì, malattia gravissima descritta per la prima volta da Luigi Cojazzi:

“Vi accorgete che negli ultimi tempi la vostra vita turistica non è più quella di prima e faticate improvvisamente a stupirvi di fronte alle bellezze della città, non vi preoccupate, potreste essere semplicemente vittime dell’ “effetto Gaudì”: una sindrome che colpisce coloro che nel giro di un paio di giorni si sono sparati in rapida sequenza la Sagrada Familia, Casa Batllò, la Pedrera e il Park Guell.
L’abbuffata normalmente provoca sintomi quali il senso di insoddisfazione per tutto ciò che sa di architettura classica e un annoiato abbassamento della palpebra davanti a quanto non presenti curve sinuose, profili ondeggianti, variazioni cromatiche o allusive metafore mistiche.
Non è ancora certo quale sia il modo migliore di curare questa sindrome, ma la buona notizia è che ci sono molte altre cose di e su Gaudì da vedere in città, che vi permetteranno forse di provare un certo sollievo o quantomeno di mitigare il vostro quadro sintomatologico.”

Questa volta a vincere è stato il drago.

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